Hanno scritto:

"La sua tecnica è ormai sicura e sperimentata da anni di attività, in equilibrio tra impressionismo e oleografia, spesso in modo da non badare al dettaglio. Come se la memoria avesse avuto i suoi sbiadimenti e le sue piccole lacune. Un espediente pittorico suggestivo è stato quello di dipingere su fondo completamente nero, lasciando una cornice e imitando gli strappi di antichi disegni, rendendo così le luci più nitide e definite.
Le visioni di De Alexandris raggiungono la massima efficacia se osservate a media distanza, non troppo vicino cioè, esattamente come il passato.
Se viste nella giusta posizione, esse daranno l’idea dell’azione, si animeranno in una vita che è stata accolta dai luoghi dipinti. Si muoveranno i cavalli del Foro Boario, si sentiranno i rumori del tranvai a Porta Torino…"
(Carlo Francesco Conti - LA STAMPA - settembre 1988)

"…Come ogni pinacoteca ha una sala dove espone il quadro importante, il Borgo San Pietro ha, in corso Alessandria, il luogo dove si può ammirare un’opera suggestiva, che ricorda come era la città, in uno dei punti più caratteristici.
La vetrina della farmacia San Pietro ospita, infatti, in permanenza un quadro del pittore artigiano Renzo De Alexandris, … borghigiano fedele. Il dipinto raffigura l’antica porta che… immetteva in città. La porta è stata abbattuta… all’inizio del secolo scorso e De Alexandris ha voluto ricostruirla con la tecnica pittorica che ricorda la scuola dei Macchiaioli, da cui il nostro artista sembra aver assimilato la lezione…"
(Armando Brignolo - LA STAMPA - 11 agosto 1990)

"… I quadri di De Alexandris sono inconfondibili, perché si presentano costruiti secondo una struttura che è come una “firma” del pittore: su uno sfondo nero, le scene sono come dipinte su una pergamena lacerata, ad indicare il tempo che passa e che poco a poco distrugge ogni cosa; tutto, ma non la memoria, …"
(Aldo Gamba - LA NUOVA PROVINCIA - 23 marzo 1994)

"… Questo pittore autodidatta, dal piglio severo e dal cuore tenero, ha tessuto per decenni un ricamo d’amore alla sua città. L’ha dipinta in modo intenso e colorato come la vedeva con i suoi occhi da ragazzo e poi da adulto. Sorprende la certosina cura dei particolari: dalle insegne dei negozi ai cornicioni delle case. Una visione che supera la fotografia d’epoca per quella umanissima patina di nostalgia. Ma non è solo un “come eravamo” architettonico. In ogni quadro egli aveva messo personaggi realmente esistiti, con nomi e soprannomi che emergono dalla sua memoria.
…Tutto questo è stato raccolto e potrebbe entrare a pieno titolo nel museo della città di Asti, annunciato più volte, con una parte “interattiva” e “parlante” che descriva ogni quadro e lo faccia rivivere…"
(Sergio Miravalle - LA STAMPA - 8 agosto 2008)